MAMOIADA

Mamoiada è un paese di 2.592 abitanti (dati 2010) situato a nord del massiccio montuoso del Gennargentu, ad un’altitudine, nel centro dell’’abitato, di 644 m sul livello del mare. Il suo territorio, collinare e montuoso, esteso per circa 49 Kmq., digrada a nord verso la valle del fiume Cedrino ed è tradizionalmente compreso nella regione storico-geografica della Barbagia di Ollolai.

Esso è caratterizzato dalla presenza di numerosi corsi d’acqua e sorgenti naturali, alcune delle quali sono presenti anche all’interno dell’’abitato.

Una delle principali attività economiche è costituita dalla pastorizia: gran parte dei terreni sono dunque dedicati al pascolo del bestiame, soprattutto ovino. La presenza di un notevole dislivello d’altitudine (da 390 a 1048 m s.l.m.) ha permesso di  diversificare le aree di pascolo estivo e invernale.

Un’altra attività che interessa il territorio di Mamoiada per circa 270 ettari è la viticoltura, praticata intensamente da molte famiglie del paese. La forte escursione termica tra il giorno e la notte e la presenza di un microclima temperato, unito alla natura granitica del terreno, favorisce la produzione di un vino “Cannonau” di ottima qualità.

La ricchezza di questo territorio anche in epoche remote è testimoniata dalla presenza di vestigia archeologiche che mostrano come fin dal Neolitico esso fosse ricco di insediamenti.

Tra i monumenti superstiti di quell’epoca vi è la stele-menhir nota con il nome di “Sa Perda Pinta’”, rinvenuta in località Boeli. Si tratta di un reperto di grande interesse per la presenza di particolari decorazioni a cerchi concentrici solcati da una sorta di bastoncino: il significato di questi simboli, di natura quasi certamente culturale, può essere riferito alla fertilità e al ciclo di morte e rinascita della natura e delle stagioni, tipici della religiosità delle popolazioni di quel periodo. Il monumento, unico in Sardegna, è piuttosto simile ad altri rinvenuti in Irlanda, Scozia,  Inghilterra e Francia settentrionale. Sempre all’età neolitica sono ascrivibili alcune necropoli di domus de janas, tra cui spiccano quelle di “Orgurù“e “Istevene”.

Per valorizzare adeguatamente il cospicuo patrimonio locale, in Mamoiada sono stati costituiti, e sono perfettamente visitabili, due musei, uno denominato “Museo delle Maschere Mediterranee”, e l’’altro “Museo della Cultura e del Lavoro”, mentre è di prossima apertura un terzo sito destinato alla raccolta, catalogazione e conservazione dei numerosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio.

La storia

L’origine del centro abitato di Mamoiada non è nota. L’etimologia del toponimo Mamoiada ha destato l’interesse di diversi studiosi: non è chiaro se esso sia di origine “protosarda” o di derivazione latina. Secondo M. Pittau si tratterebbe del nome latino di una mansio o stazione di sosta (la mansio “Manubiata”, dal verbo manubiare, vegliare, passare la notte) situata lungo il tracciato della strada di età romana che troviamo citata dall’Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) con le due mansiones di Sorabile (Fonni) e Caput Tyrsi.

In effetti, pur non essendo presenti in paese tracce evidenti di presenza romana, il toponimo di uno dei più antichi quartieri, chiamato “Su ‘astru” (da castrum, centro fortificato), farebbe pensare ad una presenza romana nel centro, sicuramente di tipo militare e destinata al controllo del predetto asse viario.

Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, la Sardegna entrò nell’orbita politica, religiosa e culturale dell’Impero bizantino. Neanche per questa fase storica esistono testimonianze relative a Mamoiada: tuttavia è interessante la presenza, a 5 km al sud-ovest del paese, di un antico santuario dedicato ai “SS. Cosma e Damiano”, il cui culto, molto diffuso in Sardegna, è proprio di origine orientale.

Nel corso del Medioevo, Mamoiada faceva parte della curatoria della Barbagia di Ollolai, nel Giudicato di Arborea. Dal punto di vista ecclesiastico, dipendeva dalla diocesi di Santa Giusta: data la lontananza dalla metropoli, si può immaginare che i rapporti tra la diocesi e la comunità fossero quasi inesistenti. Lo scarso interesse della Chiesa verso la cura delle anime del piccolo centro è testimoniato tra l’altro dall’assenza di insediamenti monastici, spesso presenti invece nel resto dell’Isola. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, proprio in età medievale sarebbe stata edificata – probabilmente da maestranze pisane – una delle chiese più importanti del paese, dedicata oggi a “N.S. di Loreto”.

Nel corso del Trecento il Giudicato di Arborea fu alleato degli Aragonesi, che nel 1323 avevano invaso l’’Isola. Proprio in questo periodo, nel 1342, troviamo per la prima volta la menzione  di Mamoiada in un documento: si tratta delle Rationes Decimarum, il registro delle decime imposte dalla Santa Sede. Le decime venivano riscosse da un personaggio molto detestato che, come racconta R. Turtas “gestiva la macchina fiscale pontificia a suon di scomuniche, di sequestri e vendite all’incanto”.

Sconfitto definitivamente il Giudicato d’Arborea, la Sardegna diventò dominio della Corona d’Aragona: Mamoiada, da questo momento in poi, fu un feudo amministrato dai diversi signori che si succedettero nel corso del tempo. La presenza di nobili aragonesi è testimoniata ancora oggi dagli elementi architettonici della facciata del citato “Museo della Cultura e del Lavoro”, mentre una “finestra aragonese” era visibile  fino a qualche decennio fa su un edificio affacciato sulla piazza S. Croce.

Al dominio aragonese si succedettero quelli spagnolo e piemontese, mentre i primi timidi segni di crescita civile, economica e culturale si manifestarono solo a partire dai primi anni sessanta del secolo scorso.

Oggi Mamoiada, come del resto tutti i centri – soprattutto – delle zone interne dell’’Isola, attraversa un periodo di gravissima crisi economica.

 

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