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Abitanti: 2.692
Superficie: 49,03 km/q |
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Settembre:
SS. Cosimo e Damiano nel santuario campestre.
Il Carnevale:
Inizia dal 16 Gennaio, giorno di Sant'Antoni de su Focu, e tutti i fine settimana si hanno sfilate dei Mamuthones. |
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Municipio:
P.zza Santa Croce
Tel. 0784/56250
Vigili Urbani - c/o Municipio:
Tel. 0784/56250
Guardia Medica:
Via S. Antonio, Orgosolo
Tel. 0784/402143
Farmacia:
C.so Vitt. Emanuele III
Tel. 0784/56162
Carabinieri
Via Manno - Tel. 0784/56022
Ufficio Postale:
P.zza Roma - Tel. 0784/56011 |
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mamoiada@bimtaloro.it |
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Terra di antiche tradizioni e di misteriosi riti, Mamoiada è un piccolo centro della Barbagia posto su un altopiano granitico abitato fin dalle epoche più lontane. Numerose sono le tracce lasciate da queste remote civiltà, tra le quali alcune che non hanno risconti sul territorio isolano e rimangono ancora alquanto misteriose anche per gli studiosi: sa Perda Pintà, ad esempio, un singolare menhir, datato probabilmente al III millennio a.C., rinvenuto casualmente nel marzo
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del 1997, caratterizzato da una serie di coppelle ed incisioni concentriche che lo rendono unico in Italia, ma per il quale sono state rilevate analogie con un menhir scozzese. Ma sa Perda Pintà non è l’unico reperto particolare e misterioso di questo territorio: altro monumento originale e privo di confronti è un monolite di 6,50 metri, originariamente conficcato nel terreno e oggetto di culto per gli antichi abitatori del territorio.
La magia e il mistero circondano anche le maschere tipiche del carnevale mamoiadino, tra le più affascinanti e note esistenti: i mamuthones. La sera del 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio, nelle vie del paese si accendono giganteschi fuochi per celebrare il santo che, secondo la tradizione, avrebbe rubato il fuoco al diavolo. Presso ogni fuoco vengono offerti i dolci tipici (papassinu biancu e nigheddu, |
caschettas) e l’ottimo vino locale e questo rito segna l’inizio del carnevale mamoiadino, con la prima uscita dei mamuthones. Ricoperti da brune pelli di pecora, sul viso orride maschere nere dall’espressione triste e dolorosa, trattenute da un fazzoletto. Sulla schiena un pesante fardello costituito da decine e decine di campanacci di diverse dimensioni che il muoversi cadenzato e simultaneo fa risuonare tra le strette vie del paese. |
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I mamuthones sfilano, a gruppi di dodici, accompagnati dagli otto Issocadores, ornati da vivacissime vesti rosse, “sa beste ‘e turcu” (i vestiti da turco), che con in mano una fune, “sa soca”, conducono il corteo, prendendo di tanto in tanto al lazo degli spettatori che, secondo le antiche usanze, dovrebbero offrire da bere per “riscattarsi”.
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Il silenzio accompagna la sfilata-processione, rotto solo dal fragore dei campanacci, segnando lo svolgersi di un rito dalle motivazioni ancora oscure. Secondo alcuni studiosi la manifestazione sarebbe la celebrazione di una vittoria su un popolo invasore, forse i Mori, fatti prigionieri e assoggettati dai sardi per un giorni vestiti coi panni del nemico, per altri essi rappresentano l'eterna lotta tra il bene e il male o ancora una danza rituale per cacciare gli spiriti maligni, il freddo, la fame e la malattia, mentre la cattura degli spettatori potrebbe avere significato augurale per la caccia e l'allevamento del bestiame.
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